Posted by: zawanera | Giugno 12, 2007

Vita da dottorando

A volte mi chiedo se una dote necessaria al giovane ricercatore delle università italiane non sia proprio la capacità di prenderlo in quel posto.
Ripetutamente
E in silenzio.
A volte mi chiedo se gli incontri che ho fatto io non siano solo il frutto di una diabolica ed esagerata dose di sfiga.
Non può essere uguale dappertutto.
Non è possibile che un dottorando prenda meno di un operaio (quando va bene) e gli vengano richieste settimane lavorative da quasi 50 ore. Più tutta una serie di altri servigi stile medioevo.
Parlo di lavoro anche se in realtà un dottorando dovrebbe fare RICERCA.
Però si dice “lavoro”.
Perché??
Perché in realtà sono pochi quelli che riescono a fare ricerca. L’università non ha il becco di un quattrino e pensare di finanziare la ricerca coi fondi di ateneo è un’illusione bell’e buona.
Si fa generalmente ricorso a fondi esterni che arrivano da lavori simil-professionali.
Il dottorando passa la sua esistenza a fare lavori professionali per l’università.
A tempo perso, se ci riesce, fa ricerca.
Generalmente un dottorando fa capo a un docente strutturato (ricercatore confermato o professore); questa figura dovrebbe essere come un mentore, una guida.
A volte è solo uno schiavista.
Dove son capitata io funzionava così.
Lo stipendio è una borsa di studio e non si ha diritto a contributi.
L’orario di lavoro dalle 8.30 del mattino alle 19 della sera.
Lui se ne andava alle 13.15 dicendo “In pausa pranzo fate questo!!”
La pausa pranzo del dottorando non è contemplata.
Le necessità personali come appuntamenti dal medico o altre cose devono essere preventivamente concordate, così come le ferie, la cui durata è stabilita dallo schiavista.
Le necessità familiari dello schiavista vengono prima di tutto, quindi se lui chiama ordinando di andare a prendere il figlio a scuola e di preparargli da mangiare, anche se tu stai andando da un’altra parte, devi abbandonare i tuoi programmi senza nemmeno provare a obiettare qualcosa.
Se lo schiavista prende altri lavori che portano altri soldi, non importa, tu lavorerai di più ma non prenderai una lira, salvo estremi e rari atti di generosità.
Il sabato è lavorativo, se non lo è, è per gentile concessione dello schiavista.
È vietato fare lavori professionali esterni all’università e avere contatti “interessanti” per il proprio futuro lavorativo.
Bisogna sempre sorridergli la mattina quando arriva.
Ogni richiesta della moglie va esaudita senza protestare, così come quelle del figlio.
Bisogna accompagnarlo negli uffici pubblici perché non è in grado di destreggiarsi con la burocrazia (il fatto che tu perda mezza giornata non è importante).
È sempre e comunque colpa tua, per qualsiasi negligenza sul lavoro. Lui non sbaglia, mai.
Se ti promette dei soldi per un lavoro deve bastarti la sua parola; il fatto che se può, non paga nessuno, non deve influenzare il giudizio sulla validità della sua onestà.
Se lui ti fissa un appuntamento e non si presenta, fa lo stesso. Se lo fai tu è peccato mortale.

..e se continuo vado avanti per giorni.

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[...] di resistenza La capacità di sopportazione di un dottorando, come dicevo qui, viene messa a dura prova di continuo. Mi son sempre ritenuta una “paziente”, ma son [...]

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