Sto leggendo un libro che parla di cambiamento climatico, anzi, dei cambiamenti climatici della storia.
Dal 18.000 a.C. ad oggi. La storia del clima e della civiltà umana dopo l’ultima Era Glaciale.
Si intitola La lunga estate ed è di Brian Fagan, archeologo della California University.
Mi è piaciuto subito.
“Come le dinamiche climatiche hanno influenzato la civilizzazione”
Non l’ho ancora finito ma la teoria che sostiene Fagan è molto interessante e mette in luce un aspetto non secondario del “problema” del cambiamento climatico: LA SCALA.
Fagan scorre nel corso dei millenni e dei secoli mostrando come civiltà poco strutturate, legate soprattutto ad attività di tipo non stanziale, siano vulnerabili ai cambiamenti climatici con periodicità più frequente, mentre invece la soglia di vulnerabilità per civiltà più complesse e strutturate (come ad esempio le grandi città mesopotamiche), vada ricercata nei cambiamenti climatici con periodicità più lunghe.
Maggiore è la complessità della società e maggiore è la catastrofe quando avviene un cambiamento climatico ad una scala compatibile col grado di organizzazione.
Il libro racconta, in maniera molto fluida e comprensibile, gli adattamenti delle varie civiltà ai cambiamenti climatici, “ciascuno costruito sulle ceneri del precedente, in una spirale di cambiamento climatico e reazione umana che continua ancora oggi”.
Inserito da: zawanera | Settembre 3, 2007
La lunga estate
Pubblicato in climate change, researcher life





mi sa che il tema non è poi tanto “remoto” … i cambiamenti climatici stanno avvenendo anche adesso … tra qualche anno farà caldissimo e dovremo montarci un condizionatore sulla schiena…
Da: Andrea Opletal su Settembre 4, 2007
alle 9:00 am
Infatti il libro è sulla linea dei “corsi e ricorsi storici”. Mostra come generalmente l’adattamento al cambiamento climatico fosse o tornare ad essere una civiltà di cacciatori/raccoglitori o raggiungere un grado superiore di organizzazione.
Al giorno d’oggi, anche se stiamo vivendo quella che Fagan definisce “la lunga estate” (un periodo relativamente stabile dal punto di vista climatico), dobbiamo comunque aspettarci (e ultimamente è piuttosto evidente) il cambiamento, ma le conseguenze di questo cambiamento non oso immaginare quali siano.
Il condizionatore sarebbe il minimo….
Da: zawanera su Settembre 4, 2007
alle 9:09 am
Molto interessante. “Maggiore è la complessità della società e maggiore è la catastrofe quando avviene un cambiamento climatico ad una scala compatibile col grado di organizzazione”: mi sembra abbastanza tautologico. Spostare 20 pastori è più difficile di spostare una città di 20M di abitanti.
Il problema è che nessuno ha realmente idea del clima a 50 anni data e che nessuno ha mai messo nel modello previsionale la “adattabilità” della specie umana.
Da: Ale su Settembre 4, 2007
alle 10:21 am
il problema non è tanto “spostarla” la città da 20M di abitanti, è che non sapresti dove spostarla.
La scala dei cambiamenti (in)compatibile con le grandi metropoli è la scala globale.
Creare modelli previsionali da qui a 50 anni è difficile per un semplice motivo.
I modelli generalmente si basano sul comportamento di un fenomeno negli anni precedenti, sulle relazioni di questo fenomeno con altri.
Trattandosi, quella attuale, di una situazione “senza precendenti” e ancora molto molto instabile, fare previsioni a lungo termine diventa estremamente difficile.
Da: zawanera su Settembre 4, 2007
alle 10:43 am