di Franco Farinelli.
è il libro che sto leggendo in questi giorni. Uno di quelli che compri per il titolo e le due righe di recensione.
Mi aspettavo altro, ma sostengo fortemente la teoria dell’utilità dei libri, indipendentemente dalla loro rispondenza o meno alle mie esigenze.
Cercavo qualcosa, non l’ho trovato, ma non ho perso 12 euro: ho trovato qualcos’altro.
Geografia filosofica? Filosofia geografica? Cazzate? Mah.
Non saprei come definirlo
150 pagine da leggere lentamente (sono arrugginita sotto l’aspetto umanistico).
Filo conduttore, ovviamente, la Terra e i tratti comuni delle varie cosmogonie, lo spazio e la misura di esso, la duplice forma della Terra.
L’autore “rilegge” alcuni canti dell’odissea (Ulisse e Polifemo), la storia di Salomè, esplora luoghi comuni mostrando dettagli dimenticati e mettendo in luce come le storie/miti/leggende siano spesso state influenzate dal modo di concepire il mondo e lo spazio.
Forzature? A volte sembra di sì, ma ad ogni modo ci ho trovato spunti interessanti.
Insomma, non era il libro che volevo ma lo trovo ugualmente stimolante.
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